L’ispettore Kornacchia e l’arma del delitto

scritto da Bianca Lemmon
Scritto 12 giorni fa • Pubblicato 12 giorni fa • Revisionato 11 giorni fa
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Autore del testo Bianca Lemmon

Testo: L’ispettore Kornacchia e l’arma del delitto
di Bianca Lemmon



L’ispettore Kornacchia, assieme al suo aiutante Carmelo Parlanti detto il Merlo, si stava recando sul luogo del delitto, ossia alla locanda “Affarimiei” sita in zona periferica: aspra, ripiena di stagni, atta al passaggio da un oltre all’altro.
Precisamente appena dopo la borgata dei “Luoghicomuni” e pressappoco confinante con la città di “Chissenefrega”.

^^

Entrato, ed esemplare nell’indossare il suo solito impermeabile, notò un guazzabuglio di volatili
invadere il campo: giornalisti, fotografi, scarafaggi, chattatori e chattatrici seriali.
Si aggiravano dove giaceva il corpo della vittima, e ovunque i piedi trovavano un piano calpestabile. Il vice del vice, Loreto Pappagalli, che si trovava già lì, gli si avvicinò:
«Buongiorno capo, sono qui da circa un’ora. Senza di lei … ho fatto quel che ho potuto.»
«Va bene. Mi dirà meglio dopo. Ora vada a scoprire chi si trovava qui durante il fatto, chi se n’è andato in questo lasso di tempo o è ancora in questa locanda.»
L’ispettore Kornacchia gracchiò con quanta più forza potesse la sua gola, scatenando un vento da sbattere fuori pennuti e non pennuti superflui.
Rimanevano in loco il medico legale, dottor Gufo Civetti, e il personale necessario per effettuare i rilievi del caso.
La vittima risultava essere un giovane falco, d’aspetto palestrato.
«Dott Civetti che mi può dire?»
«Allo stato attuale, da come il corpo è stato trovato, ritengo trattarsi di suicidio.»
«Come è stato trovato? Io lo vedo qui, disteso a terra…»
«Già, ma lei è venuto dopo. Il falco risultava legato per le zampe al lampadario, e quindi a becco in giù.»
«Ah!»
«Dopodiché, staccandolo da lì, ed esaminandolo per come è possibile fare in tali circostanze, ho notato del sangue sul petto … fuoriuscito da una ferita.»
«Causata da una pallottola, da un’arma bianca?»
«Non da una pallottola. Da un qualcosa che non saprei definire.»
«Che stranezza! Allora come può essere suicidio?»
«Elementare caro Kornacchia.»
«Cioè?»
«Il falco si è colpito da solo e da morto, tramite volo ascendente, si è legato con le zampe al lampadario.»
«Incredibile!»
«No, non tanto. Di questi tempi i casi strani, di suicidio intendo, abbondano come la risata sulla bocca degli stolti.»
«Mumble … mumble.»
«La sento alquanto dubbioso.»
«Naturale. Dubito ergo sum! Ma dell’arma, di quel qualcosa che non sa definire, non può dirmi altro?»
«Potrebbe essergli rimasta dentro, la ferita è insolita e ho sentito qualcosa di duro.
Vedrà, l’autopsia chiarirà tutto. Bene, per ora io avrei finito. Prima di far portar via il cadavere vuole anche lei darci un’occhiata ehm… più attenta?»
«Sì, però aspetti un attimo che devo dire due cose al mio fido Merlo.»
Quindi, rivolto al suo collaboratore:
«Raggiungi Loreto e insieme raccogliete ogni informazione possibile. Interrogate tutti coloro che si trovavano qui all’ora del delitto, o che comunque hanno a che fare con questa locanda.»
«O.K. Vado.»

L’ispettore si avvicinò alla salma. Munito dei guanti, prese tra due dita il becco rigirandolo lentamente, poi passò alle penne. E proprio nel centro del petto, dove c’era il sangue notò la ferita. Sì, era insolita.

«Allora possiamo portare via il falco?» chiese il medico legale.
«Sì. E anche lei può andare. Dimenticavo … sa chi ha scoperto il cadavere?»
«L’addetta alle pulizie. Non so altro. lo chieda al Pappagalli che ci ha parlato, o direttamente alla scopritrice, visto che è stata trattenuta in cucina.»

Kornacchia si diresse in cucina, aveva fiuto e non gli occorreva chiedere dove dirigersi.
Lì c’erano i suoi due sottoposti, il Merlo e il Pappagalli a coprirgli la visuale.
«Spostatevi» disse.
«Ah, capo. Ecco chi ha scoperto il cadavere.» Si spostarono.
L’apparizione dell’addetta alle pulizie fu perlomeno appariscente: si trattava di una papera pettoruta, panciuta, dalla testa tozza; un ciuffo di penne con echi giallognoli le cascava sulla fronte e un becco carnoso e aquilino le centrava il faccione.

L’ispettore fece cenno ai suoi collaboratori di andarsene. Voleva parlare a tu per tu con quella specie di testimone, senza interferenze di nessun tipo.
«Buongiorno. Qual è il suo nome?»
«Buuh, buuh… quaqua … Becky Paperelli» rispose piangendo.
«Perché piange? Mica le sto facendo una puntura!»
«Sniff, sniff. Sono troppo spaventata» rispose Becky tirando su col becco.
«Non deve spaventarsi. Anzi la ringrazio per averci avvisati. E ora, cercando di essere più precisa possibile, mi spieghi tutte le circostanze che l’hanno resa testimone della scena del delitto.»
«Non capisco.»
«Come non capisce! Un’oca attenta deve capire.»
«Non sono un’oca, sono una papera!»
«Mi scusi» gracchiò l’ispettore, e continuò: «Ha notato qualcun altro prima o dopo la sua scoperta, o ha sentito dei rumori particolari?»
La papera sgranò gli occhi rimanendo silenziosa.
Kornacchia che si era spazientito, esclamò imperioso:
«Smetta di piagnucolare e inizi a raccontare.»
«Sigh, sigh, quaqua … sbarquak. Avevo finito di scopare, ed ero pronta al lavaggio … così sono entrata anche nella saletta e lì l’ho visto! Dapprima mi sono detta che strana forma ha il lampadario, poi … sigh. Sigh quaqua.»
«Conosceva la vittima?»
«Ogni tanto passava da qui. Giorgetto faceva il commesso viaggiatore.»
«Dunque si chiamava Giorgetto.»
“Sì, e di cognome mi pare facesse Cedroni.»
«Chi c’è oltre lei in questa locanda?»
«Il signor Tacchino … Natale Tacchino, che è il padrone.»
«Ehm … una locanda sui generis.»
«Come dice?»
«Diversa, intendo. Poca gente …»
«Il fatto è che questo è un periodo morto.»
«Andiamo bene, anche il periodo è morto!»
«E poi il fatto è successo al mattino presto.»
«Come fa a saperlo?»
«Perché io sono entrata nella saletta dei tavoli al mattino presto. L’unico ospite era Giorgetto. Sa, qui abbiamo solo qualche stanza che eccezionalmente affittiamo. Per il resto basto io.»
«Cioè? Non si limita a fare le pulizie?»
«No. Faccio un po’ di tutto.»
«Dov’è ora il signor Tacchino?»
«Appena dopo che vi ho chiamato è uscito per fare delle commissioni.»

Kornacchia sbuffò. Avrebbe lasciato in loco il vice e il vice del vice, a tenere d’occhio la situazione.
Lui nel frattempo sarebbe passato dall’anatomo patologo per vedere se vi fossero novità.
Il tempo pareva volare, era già da diverse ore che si trovava lì.

^^

Arrivò dall’anatomo patologo, il dottor Andy Condor, che gli fece un interessante discorso:
«Mi spiace, è troppo presto per mettere nero su bianco. Ci sono parecchi accertamenti da fare.
Tuttavia, mi sentirei di escludere il suicidio. Anche se il lampadario è un saliscendi, come poteva da morto salirci e legarsi le zampe?»
«In effetti da morto non è facile svegliarsi per completare l’opera. Ma mi diceva di un saliscendi.»
«Così ho saputo da uno che ha portato la salma.»
«E circa l’arma del delitto, che mi dice?»
«Si tratta della punta di una freccia spezzata, manchevole dell’asta. La punta è acuminata, e di materiale metallico, duro e compatto. L’ho appena estratta.»
Si mosse diretto verso il ripiano di un mobile, e con delle pinze prese qualcosa:
«Vede? Eccola. Era ben piantata nel cuore. Ci vuole forza per fare questo, rabbia, odio.»
«Odio dentro sé stessi.»
«E per chi si ha di fronte.»

Kornacchia salutò e si chiuse la porta alle spalle.

^^

Tornò alla locanda.
Entrò.
Il signor Tacchino Natale era nell’atrio, dietro il bancone che fungeva da reception e da bar.
Stava versando del vino a un cliente.
Merlo e Pappagalli erano pochi metri più in là.
I loro volti s’illuminarono quando si avvidero del Kornacchia.
«Dunque?»
Purtroppo, non ci sono novità. Però il Tacchino mi pare sospetto. Non ha voluto parlare con noi, vuole farlo solo con lei» affermò il Merlo, mentre il suo vice annuiva.

L’ispettore osservò il proprietario della locanda, che a sua volta lo osservava stiracchiandogli un sorriso.
Proprio un bel tipo, con quella pappagorgia pronunciata, che si trainava dietro le labbra lardose, quando invece una barba a chiazze sembrava mangiargli le guance.

Kornacchia gli si avvicinò.
«Devo rivolgerle qualche domanda. Dove possiamo appartarci?»
«Qui non c’è da scialare, lo spazio è quello che è. La saletta dei tavoli è il posto dove possiamo stare in santa pace.»
L’ispettore, che era superstizioso, con destrezza si diede una toccata nelle parti basse.

Si accomodarono ben distanti dal lampadario.

«Signor Tacchino dove si trovava questa notte e poco prima che l’addetta alle pulizie si accorgesse del cadavere?»
«Dove vuole che mi trovassi, in vacanza?»
«Non faccia dello spirito e risponda alla domanda.»
«Di solito, vado a dormire tardi. E ieri sera poi non potevo perdermi la mia serie preferita
“Anche gli uccelli frignano”. La puntata è finita intorno alla mezzanotte. Quindi non posso sbagliarmi. Sono andato in camera poco dopo, e ci sono rimasto fino al mattino.»
«Quali commissioni doveva sbrigare stamane, quando non ha aspettato il nostro arrivo?»
«Avevo delle bollette urgenti da pagare.»
«Allora mi dovrà esibire le ricevute.»
«Crede forse che conti delle balle, che abbia ucciso io quel narciso di merda?»
«Non solo il poveraccio è morto, in più lei lo apostrofa da vero cafone. Evidentemente non andavate d’accordo… forse c’erano stati tra voi dei litigi, delle incomprensioni.»
«Assillava Becky … e questo mi dava fastidio.»
«Come l’assillava? E perché le dava fastidio?»
«Perché Becky è la mia compagna e quella specie di falco … la voleva tutta per sé.»

L’ispettore stava per portarlo alla centrale con tanto di manette, quando Tacchino Natale lo bloccò urlando:
«Non sono stato io a sparargli. Non ho nessuna pistola e poi non saprei usarla!»

Il falco non è morto a causa di una pallottola. Pensò Kornacchia.

Nello stesso momento nella stanza irruppe la papera.
«Giusto lei, proprio come il cacio sui maccheroni. Venga vicino a noi.»
«Non capisco.»
«Guarda guarda. Lei non capisce mai, o capisce solo quello che vuole capire. Che c’era in realtà tra lei e Cedroni?»

La papera lo osservava con gli occhi sorretti dalle rispettive borse.
E l’ispettore gettò l’esca.
«Dove ha nascosto l’arma? Cupido insegna o no?»

A quel punto la Paperelli avvampò di paranoia.

«Ebbene sì, sono stata io ad ammazzarlo. Lo meritava.
Diceva di amarmi, e intanto mi spennava con continue richieste di soldi. Ieri sera, di nascosto, l’ho beccato che al telefono diceva di me cose orribili… impronunciabili. E se la rideva! Dovevo vendicarmi. Guarda caso possedevo una freccia bella tosta, acquistata ad una fiera d’antiquariato. Gliela avrei fatta scoccare anche a lui la freccia che mi era stata scoccata da Cupido… ma a modo mio! Così lo aspettai al varco. Sapevo che di primo mattino sarebbe dovuto partire.
Lo feci accomodare al tavolo sotto il lampadario, in questa stanza a lui tanto cara, con la scusa di dargli una bella paghetta. Poi con tutta la forza della mia stazza lo colpii lì dove gli pulsava quel cuore falso! Per l’impeto, si spezzò l’asta lasciando nel corpo la sola punta. È stato facile, sono nerboruta e il lampadario è un saliscendi.»

Natale Tacchino si spinse come una furia verso la compagna. L’ispettore lo bloccò.
«Stia fermo che devo arrestare l’assassina e …»
Kornacchia non riuscì a terminare la frase. La Paperelli gli fiondò sulla testa una beccata contundente, talmente diretta da tramortirlo. Poi, gettando a terra il resto dell’arma del delitto, uscì e scappò via, inosservata da Merlo e Pappagalli, che si stavano fumando una sigaretta.

Appena l’ispettore si riebbe, mandò i suoi aiutanti a cercarla.
Fu trovata morta, dentro uno dei tanti stagni.

^^

«È affogata nella melma» sentenziò l’anatomo patologo all’ispettore. «Ma questo era immaginabile. Invece mi ha sorpreso riscontrare che la Paperelli non era una papera, bensì un papero!




L’ispettore Kornacchia e l’arma del delitto testo di Bianca Lemmon
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